Culto micaelico e vie di pellegrinaggio nella Daunia tardo antica e medievale
Scritto da Prof. Renzo Infante - Università degli Studi di Foggia
Domenica 20 Febbraio 2011 18:16
1. La viabilità dauna
La documentazione storica e archeologica attesta, nella piana del Tavoliere, la presenza di numerose strade che mettevano in collegamento le regioni dell’Appennino con quelle costiere e le regioni del nord con quelle dell’estremo sud della penisola italiana. Le più documentate, dagli itinerari di viaggio e dalla presenza di strutture di accoglienza, sono la via Appia Traiana e la via Litoranea. La prima si diramava a Benevento dalla più antica via Appia e giungeva in Daunia ad Aecas (Troia), dopo il valico appenninico della mutatio Aquilonis (oggi San Vito). Di qui proseguiva per Herdonia e Canosa (cfr Itinerarium Burdigalense). Da questa direttrice principale si diramava, all’uscita da Aecas, un percorso che congiungeva Luceria e Arpos, i principali centri della Daunia, e consentiva loro di avere uno sbocco diretto sul mare a Siponto. La via Litoranea, proveniente dall’Abruzzo, dopo aver superato il fiume Fortore, proseguiva per Teanum Apulum (Civitate) e, costeggiando il torrente Candelaro, giungeva a Siponto dopo aver incrociato la diramazione dell’Appia Traiana proveniente da Arpi. Da Siponto, toccando Anxano e Salinis, sempre lungo la costa, perveniva a Bardulos, l’attuale Barletta, dopo l’attraversamento dell’Ofanto.
Ultimo aggiornamento Domenica 20 Febbraio 2011 18:29
Se si considera che l’uomo, da sempre, ha visto nel mondo animale alcuni atteggiamenti che lo caratterizzano, tanto da considerarlo specchio (seppure, a volte, deformante) del mondo umano, non sorprenderà scoprire che il rapporto uomo-animale ha una solida tradizione alle spalle. Già nelle antichissime tradizioni orali era possibile trovare traccia di questo rapporto; i primi autori cristiani potevano attingere alla ricca tradizione greca che aveva in Esopo e Aristofane due importanti capisaldi:
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Novembre 2010 18:50
Nel corso del tempo il termine "simbolo" ha modificato svariate volte il suo significato e, se nell'Antica Grecia significava approssimativamente "mettere insieme due parti", ed indicava le tessere di riconoscimento o le tessere ospitali usate in seguito ad accordi ed alleanze, oggi indica essenzialmente un "tipo di segno"; in questo modo, un'immagine, un oggetto, un animale diventano simbolo di qualcosa quando rappresentano questo qualcosa secondo le linee generali dettate dalla cultura nella quale sono inseriti
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Novembre 2010 18:49
Non si può affermare che esista un significato univoco per un simbolo e tanto meno si può dare una definizione precisa di cosa esso rappresenti. Certo, è possibile tracciare delle linee guida che ne facilitino l’interpretazione, ma quest’ultima si aprirebbe ad un ventaglio di possibilità vastissimo e contraddittorio. I Padri della Chiesa erano soliti mettere in evidenza le oppositae qualitates dei simboli, così da sottolineare come, in effetti, un simbolo non avesse significati esclusivamente negativi o, al contrario, esclusivamente positivi. Da parte alessandrina,si tendeva a rafforzare la teoria secondo cui la parola divina all’interno delle Scritture, fosse inesauribilmente feconda, quindi propensa ad un’esegesi piuttosto vasta [1].
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Novembre 2010 18:56